Il gioco del rovescio by Antonio Tabucchi

Il gioco del rovescio by Antonio Tabucchi

autore:Antonio Tabucchi [Tabucchi, Antonio]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Feltrinelli Editore
pubblicato: 2021-08-29T22:00:00+00:00


DOLORES IBARRURI VERSA LACRIME AMARE

Era un bambino allegro, davvero allegro, rideva sempre, così allegro, e aveva anche il senso dell’umorismo, per esempio mia sorella Elsa aveva la mania delle barzellette, ne sapeva centinaia, e lui quando la vedeva le correva incontro e le gridava: zia Elsa, una barzelletta!, zia Elsa, una barzelletta! E rideva, ma come si divertiva, come un adulto. Quell’allegria forse l’aveva presa proprio dalla Elsa, che era così vitale, anche troppo, forse un po’ sciagurata, comunque lei almeno la sua vita se l’è goduta, insomma, a modo suo. Anche affettuoso. E lo è restato da grande. Allegro magari no, ma affettuoso tanto. Mai una volta che si sia dimenticato il mio compleanno, anche quando era lontano, sempre qualcosa, una rosa con l’Interflora, un telegramma, vuole vedere i suoi telegrammi?, ce li ho in questa scatolina del cacao Droste, guardi, dal Settanta a oggi sono otto telegrammi, questo qui per esempio è di quattro anni fa, senta, dice: ti pensa grato per la vita che gli hai dato ,sì, è firmato Piticche, noi lo chiamavamo così, sui giornali non è mai venuto, non lo sa nessuno, era una cosa ristretta in famiglia, per noi era una tenerezza, le sarei grata se anche lei lo tacesse, poi sui giornali viene fra virgolette, dopo il suo vero nome: detto “il Piticche”, è atroce, non le pare? Come fa la gente a capire che è un nome di tenerezza? Anche lei non lo capisce, magari posso spiegarle l’origine del nome, il significato, ma cosa vuol dire per noi questo non può capirlo nessuno, nei nomi c’è il tempo passato insieme, le persone che ci sono morte, cose fatte insieme, luoghi, altri nomi, la nostra vita. Piticche vuol dire piccino. Lui era proprio piccino, da piccolo. Era biondino, guardi questa fotografia, ha quattro anni, non quella, lì ha otto anni, questa qui accoccolato vicino al Pinocchio, non vede che il Pinocchio è più alto di lui?

A casa nostra c’era un albero di limone, era cresciuto a spalliera contro la facciata, esposto a mezzogiorno, i rami arrivavano alla finestra del piano di sopra. Lui ha passato l’infanzia a giocare con un Pinocchio, questo qui della fotografia. “Alla larga, alla stretta, Pinocchio in bicicletta...”, sento ancora la sua voce che ripete la cantilena, giù in cortile. A quel tempo Rodolfo era già malato, io passavo molto tempo in camera ad accudirlo, dalla finestra mi giungeva la sua vocina, stava sempre a trafficare col Pinocchio, era la sua unica compagnia, di solito lo faceva morire impiccandolo al limone, come nel libro fanno il gatto e la volpe travestiti da briganti, e poi gli faceva un piccolo tumulo di terra con una croce di canne, ma naturalmente il Pinocchio lo nascondeva da un’altra parte. Allora arrivava la fata dai capelli turchini che andava a piangere sulla tomba del suo Pinocchio, cioè sull’aiuola del limone, la fatina ero io, lui mi stava a osservare con malizia, perché era tutto combinato fra noi, io mi inginocchiavo davanti al



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